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domenica 8 febbraio 2015

Philadelphia


Andrew Beckett (Tom Hanks) è un brillante avvocato di Philadelphia che tiene ben segreta la sua omosessualità e la sua malattia mortale ed infettiva: l'AIDS. Un'equivocabile macchietta rossa/viola (sarcoma di Kaposi) comparsa sulla sua tempia attira l'attenzione di uno dei suoi colleghi, e qualche settimana dopo Andy viene licenziato per scarsa efficienza. Andy sospetta, anzi è sicurissimo, che la vera causa del suo licenziamento è la sua malattia, e si rivolge al collega Joe Miller (Denzel Washington) per denunciare il suo ex studio legale di licenziamento illegittimo. Joe prova una forte repulsione verso gli omosessuali e, come tutti i malinformati negli anni del boom dell'epidemia, ha perfino paura di essere contagiato attraverso una semplice stretta di mano. Nonostante ciò, il suo senso di giustizia prevale sui suoi pregiudizi, accetta il caso e in tribunale prende così a cuore la condizione del suo cliente/collega tanto da trasformare un processo di licenziamento illegittimo in un processo di discriminazione sessuale rivolto non solo agli ex datori di Andy, ma all'intera società. Andy muore in ospedale poco dopo il verdetto finale, dal quale ne esce vincitore sia dal punto di vista legale che da quello morale.


Girato nel 1993 e diretto da Jonathan Demme, Philadelphia è un film di denuncia che punta il dito contro una società caratterizzata dal pregiudizio e dall'odio. La sua storia toccante e avvincente gli ha valso numerosi riconoscimenti, e l'interpretazione di Tom Hanks è stata premiata con l'Oscar come miglior attore protagonista. A dare ulteriore successo al film sono state le musiche: Streets of Philadelphia, cantata da Bruce Springsteen, ha vinto l'Oscar come miglior colonna sonora e scalato le classiche musicali di Nord America e Europa.

Voglio dirti una cosa, Andrew. Quando ti educano come hanno educato me e la maggior parte della gente in questo paese ti assicuro che nessuno ti viene a parlare di omosessualità, oppure, come dite voi, stile di vita alternativo. Da bambino ti insegnano che i finocchi sono strani, i finocchi sono buffi, i finocchi si vestono come la madre, che hanno paura di battersi, che sono... sono un pericolo per i bambini, e che vogliono solamente entrarti nei pantaloni. Questo riassume più o meno il pensiero generale, se vuoi proprio sapere la verità. (Joe Miller)
Dimenticate quello che avete visto in televisione e al cinema, non ci sarà nessun testimone a sorpresa, nessuno crollerà qui sul banco con una pietosa confessione, vi verrà presentato...un semplice fatto. Andrew Beckett fu licenziato. Il comportamento dei superiori di Andrew Beckett può sembrarvi comprensibile, ma non importa come giudicherete Charles Willer e i suoi soci dal punto di vista etico, morale ed umano, l'unico fatto che conta è che quando licenziarono Andrew Beckett perché aveva l'AIDS...essi infransero la legge. (Joe Miller)

martedì 6 gennaio 2015

Angels in America


Angels in America non è un film, né una mini-serie, è un'OPERA. E non intendo opera nel senso di opera teatrale, anche se è proprio un adattamento di un lavoro teatrale, ma nel senso di CAPOLAVORO, di quelli veri che ti fanno emozionare da quanto sono belli.
Grazie a progetti come questi, HBO si è guadagnata la fama di emittente televisiva di qualità. A rendere grandioso Angels in America, oltre che la trama ideata da Tony Kushner, sono la stupenda regia firmata Mike Nichols (regista de "Il laureato") e lo straordinario cast di attori formato da Al Pacino, Meryl Streep, Emma Thompson, Justin Kirk e Mary-Louise Parker (questi ultimi due resi noti dall'epica serie "Weeds").
Girato nel 2003, è ambientato nella metà degli anni 80 a New York, e tratta principalmente di fanatismo politico e ideologico, della condizione degli omosessuali sotto la presidenza di Reagan e il diffondersi dell'AIDS, di conflitti interiori causati dalla morale e da una rigida educazione religiosa, ma anche di tradimento, abbandono e menzogne.
L'opera ha una durata di sei ore ed è divisa in due parti (a loro volta divisi in tre capitoli). La prima parte è intitolata Si avvicina il millennio ed è incentrata sulla diagnosi, sia fisica che emotiva. La seconda parte si chiama Perestroika, e si focalizza sulla guarigione.

"Cosa dicono le sacre scritture di una persona che abbandona la persona che ama nel momento del bisogno?" chiede Louis al rabbino. "Chi mai lo farebbe e perché?" domanda con stupore il rabbino. "Non può evitarlo" risponde Louis, "Forse questa persona non riesce ad accettare la malattia, per lui non rientra nell'ordine naturale degli eventi. Oppure vomito, ulcere e sangue lo terrorizzano. Forse ha paura della morte." E per il suo compagno Prior, che ha contratto l'AIDS, la morte si sta avvicinando. Louis proprio non ce la fa ad assisterlo, a stargli vicino e a prendersi cura di lui. Lo ama, ma la malattia e la morte lo ripugnano e lo spaventano, vincono sull'amore, perciò lo abbandona.

I mormoni non accettano omosessuali nella loro Chiesa, e Joe, fedele praticante e repubblicano convinto, prega Dio ogni giorno per riuscire a trovare il desiderio di fare sesso con sua moglie Harper, che depressa si imbottisce di valium e si rifugia nelle sue allucinazioni.

Roy Cohn (personaggio realmente esistito) è un potente avvocato; con una chiamata può elevarti o distruggerti. A distruggere lui, invece, è la sindrome di immunodeficienza acquisita che spaccia per cancro al fegato, arrivando addirittura a negare la sua omosessualità definendosi un eterosessuale che si fotte i ragazzi.

Prior crede di essere pazzo. Il virus lo sta uccidendo velocemente, ma a preoccuparlo maggiormente sono le visioni e le apparizioni dei suoi antenati fantasma e quella di un'angelo che affermano che egli sia un profeta.

Una delle migliori citazioni è di Belize, l'infermiere amico di Prior ed ex drag queen, viene pronunciata a Bethesda Terrace, con la statua dell'Angelo delle acque a fargli da sfondo, e dice: Io odio l'America, Louis. Odio questo Paese. E' solo un ammasso di grandi idee, e di storie, e di persone che muoiono, e poi di gente come te. Il bianco che ha scritto l'inno nazionale ha messo la parola libero su una nota così alta perché nessuno ci arrivasse. Lo ha fatto di proposito. Non c'è niente qui che somigli anche vagamente alla libertà. Vieni con me in ospedale, nella stanza 1013, e ti mostrerò l'America. Un malato terminale pazzo. Io vivo in America, Louis. Non devo amarla. Tu lo fai. Dobbiamo tutti amare qualcosa.